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Mozy ti sfascia il pc e ti regala un Mac

21-Jul-10

Mozy, servizio di backup online, ha pubblicato un bel video di (simil) guerrilla marketing. Un giovane va in giro per Londra e chiede ai passanti dotati di laptop: vuoi un nuovo Macbook Pro? Ok, però ti dobbiamo sfasciare a martellate il potatile che hai qui con te, e lo dobbiamo fare subito. La maggiore parte della gente risponde di no, perché non ha fatto il backup. Ma una mamma molta techy ci sta e compie lei stessa il distruttivo rito sul suo vecchio portatile.

L’idea è davvero simpatica ed efficace – con Mozy puoi dire addio in qualsiasi momento al tuo pc, perché i tuoi dati sono al sicuro -, anche se naturalmente vale di più come attività di comunicazione che di marketing. Un po’ più banali e generici i soliti dati forniti contestualmente al video sul fatto che la gente non fa regolare backup dei propri dati.

Paolo Fresu ad Abbiategrasso

03-Jul-10

Ieri sera sono andato a sentire il concerto, gratuito, che Paolo Fresu ha tenuto al Castello di Abbiategrasso. Cattivissimo. La formazione è quella del Devil Quartet: Bebo Ferra, Paolino Dalla Porta e Stefano Bagnoli.

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La sedia girevole di Steve Jobs

04-Jun-10

Steve Jobs ha da poco rilasciato una lunga e gustosa intervista a Walt Mossberg e Kara Swisher del Wall Street Journal durante la D8 Conference. Ha una risposta ficcante, concisa e convincente per tutto.

Così è per la questione Flash (“finora sembra che alla gente l’iPad piaccia, ne vendiamo uno ogni 3 secondi”…), il rapporto con Google (“solo perché siamo in competizione con qualcuno, non dobbiamo per forza essere sgarbatu”), iAd (“dopo esserci fatti passare l’incazzatura, avremo voglia di parlare con alcune di queste società di ricerca. Ma non sarà oggi”) e altre cose. E sa rispondere anche sull’affaire iPhone G4/Gizmodo. In breve: per testare un dispositivo wireless, bisogna portarlo sul campo e non possiamo far finta di niente se un giornalista ha comprato una nostra proprietà che ci era stata rubata. Però poi c’è qualcosa che non va. Fa un riferimento a come Apple, ora che è cresciuta, non possa rinnegare i propri valori di una volta.. ma che c’entra? Quando era più piccola faceva sempre causa a chi le rubava i prototipi? Le piccole fanno causa e le grandi no? Non ho capito bene, ma non mi sembra un’argomentazione molto forte. E poi attenzione alla poltrona: in nessun altro video Jobs si agita così tanto sulla sedia.

Presentazioni, biblioteca minima

30-Mar-10

Nelle ultime settimane sono tornato a interessarmi a un tema apparentemente noioso: le presentazioni. Cambiano i tempi, ma una buona presentazione, personalizzata e ben sceneggiata, rimane ancora uno degli strumenti principali per comunicare un progetto o per proporre una collaborazione.

Archiviato definitivamente Power Point in funzione del più versatile ed elegante Keynote (solo per Mac), mi sono concentrato sulla biblioteca minima del bravo presentatore moderno. I due must rimangono Presentation Zen di Garr Reynolds e Slide:ology di Nancy Duarte. Sono stati loro a lanciare con successo la presentazione aziendale come un vero e proprio tema della letteratura professionale. Le differenze fra i due libri rispecchiano l’approccio professionale dei due autori: più rivolto all’insegnamento e alla consulenza indipendente Reynolds, più strutturato in una vera e propria agenzia Duarte. Dal punto di vista pratico, dal libro di Reynolds si possono trarre indicazioni interessanti di carattere generale, su come affrontare le presentazioni in una propostettiva zen (l’autore vive e lavora in Giappone). Il testo di Duarte è invece (oltre che più ampio) più incentrato su tecniche grafiche e di workflow.

Presentation Zen

Sfruttando il successo del primo libro, Reynolds ha da poco pubblicato anche Presentation Zen Design. Si tratta sostanzialmente di un piccolo manuale di grafica applicata alle presentazioni per chi non ha una formazione di grafica. Non è male: si addentra in alcuni dettagli molto tecnici, come la costruzione di una palette di colori, alcune riflessioni sull’uso di caratteri e corpi diversi, l’inserimento di video e la rappresentazione di dati e cifre. Notevole il dettagliato capitoletto dedicato ai principi dell’estetica giapponese applicata alle presentazioni.

Se invece si è alla ricerca di qualcosa di più tecnico, Robin Williams (famosa per i suoi non-designer book) ha da poco pubblicato The Non-Designer’s Presentation Book. Uno si aspetterebbe un libro molto tecnico, che spieghi come valorizzare dal punto di vista grafico le presentazioni… e invece no. Il libro è comunque utile e interessante, ma di davvero tecnico non c’è moltissimo. Le parti più interessanti sono le linee guida sull’organizzazione drammaturgica della presentazione e sul rapporto fra presentatore e pubblico. Segnalo gli esercizi finali: una serie ragionata di slide leggermente differenziate accompagnate da domande specifiche sulla loro organizzazione ed efficacia.

Chiudo con un libro, ancora in lettura, verso il quale nutrivo molte aspettative, ma che si sta rivelando un po’… fuffoso. L’idea generale di The Presentation Secrects of Steve Jobs di Carmine Gallo (Business Week) è davvero accattivante: smontare pezzo per pezzo gli artifici retorici del CEO di Apple e dei suoi famosi keynote. E sta proprio qui il difetto, nel senso che forse non c’era il tanto di farne un libro intero. E poi non è possibile che un libro sull’arte delle presentazioni (seppur incentrato più sulla retorica e le tecniche attoriali) abbia, se non ho contato male, due immagini. Mi riservo un giudizio finale e più completo a lettura completata.

La corrente viaggia sull’etere

14-Jan-10

Una volta ho sognato di far benzina via Internet. Erano i primi tempi dell’internetizzazione di ogni cosa e mi ero fatto suggestionare. Però adesso qualcosa del genere potrebbe diventare realtà, un giorno. Al CES di Las Vegas infatti hanno presentato un caricabatteria Wi-Fi (RCA). Al di là dell’evidente raffinata comodità di caricare telefoni e altri aggeggi senza mille cavi, la notizia mi ha entusiasmato: la corrente diventa dato e poi di nuovo corrente. Fantastico.

Ma soprattutto un giorno si potrà avverare il mio sogno: fare il pieno via Internet. Non sembra troppo assurda, almeno per un sognatore,  una rete di distribuzione per le auto elettriche dell’immediato futuro. Mi immagino la scena: viaggio in autostrada, la batteria della mia macchina si sta per scaricare. Allora da un iPhone o simile compro una carica di corrente che mi verrà consegnata dalla rete Wi-Fi del distributore più vicino. E’ davvero una follia?

via Macity

È morto Bob Noorda

12-Jan-10

Aveva creato il sistema di segnaletica della Metropolitana di Milano e – fra gli altri – i marchi di Coop, Mondadori, Feltrinelli, Eni, Regione Lombardia e Touring Club.

via Ansa

Il manifesto di Bad Language

10-Nov-09

Il solito Matthew Stibbe, badlanguage.net, ha pubblicato un e-book manifesto sulla scrittura professionale di 116 pagine. “30 days to better business writing” è impaginato in modo raffinato e divertente. Come spiega il titolo stesso, il libro, facendo un po’ il verso alle terapie stile 7-chili-in-7 giorni, dà 30 giorni di tempo al lettore per migliorare l’efficacia del proprio stile. Ogni giorno un esercizio nuovo.

30days

Il libro e il blog si ispirano al Bad Language manifesto:

  • Non hai nessun diritto sul tempo del tuoi lettori
  • La leggibilità può essere migliorata in molti modi
  • Guarda il mondo dal punto di vista dei tuoi lettori
  • Sii un giornalista
  • Scrivere, bisogna scrivere
  • Scrivere male costa come scrivere bene
  • La scrittura di bassa qualità è costosa

I discorsi che hanno tirato giù il Muro

09-Nov-09

It’s not fitness. It’s life

02-Sep-09

Where the streets have no car è il formidabile titolo con cui il WSJ ha descritto Summer Streets, la manifestazione in cui mi sono imbattuto sabato: 7 miglia riservate a runner e biciclette dal Ponte di Brooklyn, su per tutta Park Avenue, fino a Grand Central Station e al Central Park. La svolta salutista degli Usa passa anche per queste scenografiche esibizioni. La partecipazione è davvero impressionante, e anche gli eventi di contorno (musica, sessioni di fitness…) sono molto seguiti. Davvero eccezionale l’entrata sul tratto sopraelevato di Park Avenue che passa attorno a Grand Central Station.

E notevole anche il claim di Equinox, catena di palestre che sponsorizza l’evento insieme a tante altre organizzazioni. Non è più questione di fare ginnastica, di fare sport. L’attività fisica deve essere considerata parte integrante di una vita normale. E scriverlo su una piacevole bottiglietta d’acqua distribuita gratuitamente sotto il sole – cocente anche per un semplice viandante, non solo per podisti e ciclisti – è stata davvero un’idea sticky.

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Bryant Park, il giardino di Midtown

08-Aug-09
A New York i parchi non mancano. Alcuni grandi e scientificamente bucolici, come Central Park e l’altrettanto sterminato Prospet Park di Brooklyn. Altri più piccoli come Fort Greene (trasandato), o  Washington Square Park e Madison Square Park, molto vivi frequentati. Ma è Bryant Park che mi sono sentito “a casa”.
Sulla 42esima, fra la Quinta e Avenue of the Americas, Bryant Park è un vero giardino per lavoratori in pausa pranzo o in dopo lavoro e per i turisti di Mid-Town. Il parco è dominato dal grande prato rettangolare centrale, dove ogni ogni lunedì sera d’estate ci siede come ad un concerto rock per guardare qualche vecchio film offerto dal Bryant Park Film Festival della HBO. Io ho visto Kramer vs. Kramer e il pubblico ha esultato quando il povero Dustin Hoffman ha ritrovato lavoro.
La dotazione di Bryant Park  incredibile. Il parco è perfettamente illuminato e vigilato, ci sono café, chioschi e un ristorante, oltre a sedie e tavoli in abbondanza per tutti, servizi igienici e… soprattutto un fantastico servizio, naturalmente gratuito, di libreria ed emeroteca (si possono prendere quotidiani e mensili e riporli dopo averli letti). E ancora wi-fi gratuito e manifestazioni e corsi, fra cui Yoga, lezioni di scrittura creativa della Gotham Writers’ Workshop, e ancora letture e rassegne musicali come Piano in the Park. Tutte le comodità del proprio giardino, ma circondati dai grattacieli di Mid-Town Manhattan.

A New York i parchi non mancano. Alcuni grandi e scientificamente bucolici, come Central Park e l’altrettanto sterminato Prospect Park di Brooklyn. Altri più piccoli come Fort Greene (trasandato), o  Washington Square Park e Madison Square Park, molto vivi e frequentati. Ma è solo a Bryant Park che mi sono sentito “a casa”.

Sulla 42esima, fra la Quinta e Avenue of the Americas, Bryant Park è un vero giardino per lavoratori in pausa pranzo o in dopo lavoro e per i turisti di Midtown. Il parco è dominato dal grande prato rettangolare centrale, dove i lunedì sera d’estate ci si siede come ad un concerto rock per guardare qualche vecchio film offerto dal Bryant Park Film Festival della HBO. Io ho visto Kramer vs. Kramer e il pubblico ha esultato quando il povero Dustin Hoffman ha ritrovato lavoro.

La dotazione di Bryant Park è  incredibile. Il parco è perfettamente illuminato e vigilato, ci sono café, chioschi e un ristorante, oltre a sedie e tavoli in abbondanza per tutti, servizi igienici e… soprattutto un fantastico servizio, naturalmente gratuito, di libreria ed emeroteca (si possono prendere quotidiani e mensili e riporli dopo averli letti). E ancora wi-fi gratuito e manifestazioni e corsi, fra cui Yoga, lezioni di scrittura creativa della Gotham Writers’ Workshop, e ancora letture e rassegne musicali come Piano in the Park. Tutte le comodità del proprio giardino, ma circondati dai grattacieli di Midtown Manhattan.
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