La trasparenza del Guardian, che ha da poco lanciato la sua Open Newslist, sinceramente non mi interessa moltissimo. Quello è un problema legato principalmente allo shock di credibilità dei media britannici conseguente allo scandalo NewsCorp.
Invece mi interessa moltissimo il nuovo scenario che si apre sui rapporti fra comunicatori e giornalisti: la possibilità di sapere che un determinato giornalista sta seguendo un determinato servizio è un vera rivoluzione delle dinamiche di ufficio stampa. Il Guardian naturalmente non rivela gli scoop e le notizie più importanti su cui sta lavorando, però rende disponibili molte informazioni che permetteranno ai fortunati comunicatori inglesi di proporre contenuti e interventi in modo più mirato e con maggior possibilità di successo. Questo porta, in teoria, ad almeno due ottime conseguenze: la drastica riduzione di proposte infruttuose che spesso creano attriti fra le due categorie in gioco, e la possibilità di entrare in articoli e servizi in modo più tempestivo ed efficace.
Scopro solo ora la chiusura di SetteB.it, sito di informazione sul mondo Apple curato da Fabio M. Zambelli. Dopo la morte di Steve Jobs, Fabio ha deciso di chiudere il suo bel sito, come aveva annunciato.
Mi spiace molto. Prima di tutto perché Fabio arrivava sempre sulla notizia spesso prima di altri e poi perché il suo stile puntiglioso era un classico dell’informazione sul mondo Apple che mancherà a molti. Penso soprattutto a tutti quelli che si occupano dell’ufficio stampa di marchi legati al mondo Apple (come accessori e software dedicato): il primo ad accorgersi di un errore o di un’ambiguità in un comunicato era sempre lui, implacabile ma sempre cordiale.
Sempre in tema di nuove pubblicazioni, sta facendo grande scalpore “Light it“, la nuova rivista per iPad creata da Scott Kelby e compagni.
Il nuovo “Light it” è notevole. E, prima di tutto, non per la scelta del formato, ma per il taglio e il target: non una semplice rivista fotografica su tecnica e news di prodotto, ma una pubblicazione dedicata esclusivamente alle tecniche e agli stili di illuminazione.
L’interfaccia non è da meno. Le pagine si sfogliano che è un piacere, le immagini si ingrandiscono facilmente e i video sono fluidi.
Il primo numero è gratis, i prossimi costeranno $ 2.99. Il download dell’app pesa meno di 10MB, i singoli numeri un po’ di più…
Arrivo a leggere “Studio” solo al secondo numero. Fantastica. Come dichiara il direttore Federico Sarica nell’editoriale, la rivista si ispira dichiaratamente al New Yorker e al concetto di slow journalism. Articoli lunghi e approfonditi su letteratura, politica, società, moda e musica. Tutto molto glamour e con la giusta dose di ironia.
Belli gli articoli sul partito di massa liberale, la costituzione della nuova casa editrice Milan Review, l’intervista al diretto della Paris Review e i reportage su Romanino, il cinese più vecchio di via Paolo Sarpi e su Rublevka, il quartiere degli oligarchi di Mosca.
Il nuovo T3 è proprio bello. La rinata versione italiana del magazine inglese è scanzonata e cattivella: un bel mix fra Playboy (pubblicato sempre da Playmedia) e Wired. Tanto spazio a gadget e recensioni, ma anche lifestyle e interviste. In bocca al lupo.
Il mitico B&H ha fatto capolino al Photoshow milanese. Per chi non lo sapesse B&H è la Disneyland della fotografia: il negozio più bello e fornito al mondo sulla Nona Strada a NYC. Geniale il motivo della loro visita. Stanno per arrivare in Italia? No, certo. La gentile addetta mi ha spiegato che il loro obiettivo principale è promuovere il già sostenuto turismo italiano a NYC, puntando sui tanti appassionati di fotografia. Inoltre, da qualche tempo le spedizioni verso l’Italia sono più semplici, perché possiamo ottenere il prezzo in euro già comprensivo di Iva (senza quindi pagare in contrassegno e un po’ al buio).
120mila euro per tre progetti innovativi. Pepsi (azienda cliente dell’agenzia con cui lavoro) lancia un concorso rivolto a studenti e giovani: 3 progetti da premiare con 40mila euro ciascuno per le idee più innovative negl’ambiti Scuola/lavoro, Spazio urbano e Web.
“Migliora il tuo mondo” sarà presentato in tre università italiane. Agli incontri parteciperanno tre ospiti legati ai principi di creatività e sviluppo. Si comincia il 23 marzo allo Iulm con la presentazione del progetto e l’intervento di Marco Boschini, coordinatore dell’associazione Comuni Virtuosi.
Sono riuscito solo oggi a vedere “The Grid”, il nuovo programma di Scott Kelby. Non più tutorial su Photoshop, fotografia e design. “The Grid” è un vero e proprio talkshow, trasmesso in diretta attraverso la piattaforma Kelby TV, con Kelby, Matt Kloskowski e un ospite (per la premiere, andata in onda l’8 marzo, è stato chiamato Jeremy Cowart).
La formula è davvero intrigante e dà il segno del costante interesse verso la fotografia da parte di un pubblico sempre più vasto: non si tratta più di imparare a far qualcosa di nuovo, ma di discutere a ruota libera di diversi argomenti legati al mondo della fotografia. Nella prima puntata, ad esempio, si è parlato molto dei diversi ruoli di Facebook e Twitter nelle strategie di marketing dei fotografi.
In puro spirito 2.0, gli interventi degli ascoltatori sono ben accetti. Ma solo via Twitter.