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La corrente viaggia sull’etere

14-Jan-10

Una volta ho sognato di far benzina via Internet. Erano i primi tempi dell’internetizzazione di ogni cosa e mi ero fatto suggestionare. Però adesso qualcosa del genere potrebbe diventare realtà, un giorno. Al CES di Las Vegas infatti hanno presentato un caricabatteria Wi-Fi (RCA). Al di là dell’evidente raffinata comodità di caricare telefoni e altri aggeggi senza mille cavi, la notizia mi ha entusiasmato: la corrente diventa dato e poi di nuovo corrente. Fantastico.

Ma soprattutto un giorno si potrà avverare il mio sogno: fare il pieno via Internet. Non sembra troppo assurda, almeno per un sognatore,  una rete di distribuzione per le auto elettriche dell’immediato futuro. Mi immagino la scena: viaggio in autostrada, la batteria della mia macchina si sta per scaricare. Allora da un iPhone o simile compro una carica di corrente che mi verrà consegnata dalla rete Wi-Fi del distributore più vicino. E’ davvero una follia?

via Macity

È morto Bob Noorda

12-Jan-10

Aveva creato il sistema di segnaletica della Metropolitana di Milano e – fra gli altri – i marchi di Coop, Mondadori, Feltrinelli, Eni, Regione Lombardia e Touring Club.

via Ansa

Il manifesto di Bad Language

10-Nov-09

Il solito Matthew Stibbe, badlanguage.net, ha pubblicato un e-book manifesto sulla scrittura professionale di 116 pagine. “30 days to better business writing” è impaginato in modo raffinato e divertente. Come spiega il titolo stesso, il libro, facendo un po’ il verso alle terapie stile 7-chili-in-7 giorni, dà 30 giorni di tempo al lettore per migliorare l’efficacia del proprio stile. Ogni giorno un esercizio nuovo.

30days

Il libro e il blog si ispirano al Bad Language manifesto:

  • Non hai nessun diritto sul tempo del tuoi lettori
  • La leggibilità può essere migliorata in molti modi
  • Guarda il mondo dal punto di vista dei tuoi lettori
  • Sii un giornalista
  • Scrivere, bisogna scrivere
  • Scrivere male costa come scrivere bene
  • La scrittura di bassa qualità è costosa

I discorsi che hanno tirato giù il Muro

09-Nov-09

It’s not fitness. It’s life

02-Sep-09

Where the streets have no car è il formidabile titolo con cui il WSJ ha descritto Summer Streets, la manifestazione in cui mi sono imbattuto sabato: 7 miglia riservate a runner e biciclette dal Ponte di Brooklyn, su per tutta Park Avenue, fino a Grand Central Station e al Central Park. La svolta salutista degli Usa passa anche per queste scenografiche esibizioni. La partecipazione è davvero impressionante, e anche gli eventi di contorno (musica, sessioni di fitness…) sono molto seguiti. Davvero eccezionale l’entrata sul tratto sopraelevato di Park Avenue che passa attorno a Grand Central Station.

E notevole anche il claim di Equinox, catena di palestre che sponsorizza l’evento insieme a tante altre organizzazioni. Non è più questione di fare ginnastica, di fare sport. L’attività fisica deve essere considerata parte integrante di una vita normale. E scriverlo su una piacevole bottiglietta d’acqua distribuita gratuitamente sotto il sole – cocente anche per un semplice viandante, non solo per podisti e ciclisti – è stata davvero un’idea sticky.

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Bryant Park, il giardino di Midtown

08-Aug-09
A New York i parchi non mancano. Alcuni grandi e scientificamente bucolici, come Central Park e l’altrettanto sterminato Prospet Park di Brooklyn. Altri più piccoli come Fort Greene (trasandato), o  Washington Square Park e Madison Square Park, molto vivi frequentati. Ma è Bryant Park che mi sono sentito “a casa”.
Sulla 42esima, fra la Quinta e Avenue of the Americas, Bryant Park è un vero giardino per lavoratori in pausa pranzo o in dopo lavoro e per i turisti di Mid-Town. Il parco è dominato dal grande prato rettangolare centrale, dove ogni ogni lunedì sera d’estate ci siede come ad un concerto rock per guardare qualche vecchio film offerto dal Bryant Park Film Festival della HBO. Io ho visto Kramer vs. Kramer e il pubblico ha esultato quando il povero Dustin Hoffman ha ritrovato lavoro.
La dotazione di Bryant Park  incredibile. Il parco è perfettamente illuminato e vigilato, ci sono café, chioschi e un ristorante, oltre a sedie e tavoli in abbondanza per tutti, servizi igienici e… soprattutto un fantastico servizio, naturalmente gratuito, di libreria ed emeroteca (si possono prendere quotidiani e mensili e riporli dopo averli letti). E ancora wi-fi gratuito e manifestazioni e corsi, fra cui Yoga, lezioni di scrittura creativa della Gotham Writers’ Workshop, e ancora letture e rassegne musicali come Piano in the Park. Tutte le comodità del proprio giardino, ma circondati dai grattacieli di Mid-Town Manhattan.

A New York i parchi non mancano. Alcuni grandi e scientificamente bucolici, come Central Park e l’altrettanto sterminato Prospect Park di Brooklyn. Altri più piccoli come Fort Greene (trasandato), o  Washington Square Park e Madison Square Park, molto vivi e frequentati. Ma è solo a Bryant Park che mi sono sentito “a casa”.

Sulla 42esima, fra la Quinta e Avenue of the Americas, Bryant Park è un vero giardino per lavoratori in pausa pranzo o in dopo lavoro e per i turisti di Midtown. Il parco è dominato dal grande prato rettangolare centrale, dove i lunedì sera d’estate ci si siede come ad un concerto rock per guardare qualche vecchio film offerto dal Bryant Park Film Festival della HBO. Io ho visto Kramer vs. Kramer e il pubblico ha esultato quando il povero Dustin Hoffman ha ritrovato lavoro.

La dotazione di Bryant Park è  incredibile. Il parco è perfettamente illuminato e vigilato, ci sono café, chioschi e un ristorante, oltre a sedie e tavoli in abbondanza per tutti, servizi igienici e… soprattutto un fantastico servizio, naturalmente gratuito, di libreria ed emeroteca (si possono prendere quotidiani e mensili e riporli dopo averli letti). E ancora wi-fi gratuito e manifestazioni e corsi, fra cui Yoga, lezioni di scrittura creativa della Gotham Writers’ Workshop, e ancora letture e rassegne musicali come Piano in the Park. Tutte le comodità del proprio giardino, ma circondati dai grattacieli di Midtown Manhattan.
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La classe operaia va al mare: Coney Island

07-Aug-09
Coney Island nasce per questo scopo nel 1867 e per questo scopo sopravvive ancora oggi. L’atmosfera non è priva di un fascino trasandato, con punte di vero kitsch. Incredibile è lo “Shoot the freak”: subito a destra del famoso  Nathan’s (che ogni 4 luglio organizza una delle più importanti gare per mangiatori hot dog), la serie di colorate baracche traboccanti di hamburger, frankfurter, pizze e frullati si interrompe per dar spazio ad un tiro al bersaglio umano. In una sorta di sterrato accidentato (praticamente una piccola discarica) uno o più ragazzini di colore fanno da prede, mentre il cliente può sparare loro dall’alto con un fucile a vernice. Completa il quadro il gestore della caccia all’uomo, che con microfono e altoparlante invita i passanti a fermarsi, richiamandoli, e questo vale soprattutto per le signore, con espliciti apprezzamenti alle dimensioni di alcune parti del corpo.
Nel complesso la stazione balneare – con il caratteristico lungo mare in legno e la sterminata e affollatissima spiaggia –  è affascinante, e offre uno spaccato di come si diverte la variegata e multietnica umanità che da sempre compone la classe operai di New York City. Lontano della luci e dagli specchi di Manhattan, Coney Island aiuta, come in un romanzo di Tom Wolfe, a capire meglio una città così complessa, contraddittoria, ma sempre spettacolare.

Coney Island nasce per questo scopo nel 1867 e per questo scopo sopravvive ancora oggi. L’atmosfera non è priva di un fascino trasandato, con punte di vero kitsch. Incredibile è lo “Shoot the freak”: subito a destra del famoso  Nathan’s (che ogni 4 luglio organizza una delle più importanti gare per mangiatori hot dog), la serie di colorate baracche traboccanti di hamburger, frankfurter, pizze e frullati si interrompe per dar spazio ad un tiro al bersaglio umano. In una sorta di sterrato accidentato (praticamente una piccola discarica) uno o più ragazzini di colore fanno da prede, mentre il cliente può sparare loro dall’alto con un fucile a vernice. Completa il quadro il gestore della caccia all’uomo, che con microfono e altoparlante invita i passanti a fermarsi, richiamandoli, e questo vale soprattutto per le signore, con espliciti apprezzamenti alle dimensioni di alcune parti del corpo.

Nel complesso la stazione balneare – con il caratteristico lungo mare in legno e la sterminata e affollatissima spiaggia –  è affascinante, e offre uno spaccato di come si diverte la variegata e multietnica umanità che da sempre compone la classe operaia di New York City. Lontano della luci e dagli specchi di Manhattan, Coney Island aiuta, come in un romanzo di Tom Wolfe, a capire meglio una città così complessa, contraddittoria, ma sempre spettacolare.
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Al guinzaglio o libero? Anche questo è Central Park

02-Aug-09

A Central Park, dietro al Met, si può vedere anche questo. Non un cane, animale obbediente e sottomesso “per natura” e tradizione. Ma lui. Un bel micione nero, che, sotto lo sguardo vigile del padrone, è libero di annusare e brucare fra i sinuosi sentieri del cuore verde di NYC.
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Bruce Springsteen, Torino 2009 – Io c’ero

23-Jul-09

Bruce Springsteen - Torino 2009

Ebbene sì, io c’ero. Il concerto è stato il solito tripudio di generosità ed energia del Boss e di tutta la E-Street, che cresce sempre di più.

Epperò. Un po’ di amarezza per l’”esilio” torinese rimane. Sarà stata per questa consapevolezza o per il freddissmo Stadio Olimpico (il palco tra l’altro era sul lato corto, quindi gli spettatori dall’altra parte si potevano affidare unicamente ai maxi-schermi) che il Boss si è dovuto impegnare a scaldare l’atmosfera in modo evidente, con un sacco di pezzi ad alto contenuto energetico come Hungry Heart, Murder Inc., Johnny 99 e My Love Will Not Let You Down. E tante tante gag con il pubblico.

Ma il vero highlight del concerto è stata questa giovanissima fan (3′:15″”), che, ricevuto il microfono da Bruce, ha cantato il ritornello di Waitin’ on a Sunny Day a strumenti quasi fermi e infine ha lanciato, lei, un bel cinque al Boss. Formidabile!

La differenza fra marketing, relazioni pubbliche, pubblicità e branding

27-May-09

È una vecchia storia, ma è sempre bene ricordare che sono cose diverse ;-)

 

via Ads of the World