Garr Reynolds ha annunciato la prossima pubblicazione del suo Presentation Zen in 13 lingue, fra le quali anche l’italiano (Pearson Education). Per chi non lo conoscesse, Reynolds è una dei massimi fautori di un nuovo stile di fare presentazioni che tenta di sradicare la malefica abitudine di inzeppare ogni pagina di elenchi puntati. Sa combinare concetti di narrativa e di grafica dosando principi generali e indicazioni pratiche. Qui alcuni esempi.
Reynolds – che vive in Giappone, pratica lo Zen ed è anche batterista azz – si inoltra nella descrizione di una vera e propria nuova filosofia della presentazione, all’interno della quale le slide (non esiste solo PowerPoint…) sono solo uno degli elementi.
Io l’ho letto in inglese ed effettivamente ho cambiato il modo di pensare alla presentazione. Purtroppo penso che uno dei suoi principali consigli – evitare di usare modelli corporate in favore di foto sparate a tutte pagina o abilmente impaginate – avrà la vita dura qui da noi. Non riesco ad immaginare grandi agenzie e società disponibili a sacrificare onnipresenti loghi e colori istituzionali.
Presentation Zen è anche blog molto ricco e aggiornato.
Da qualche giorno, Nancy Duarte – amica di Reynolds e di Guy Gawasaki, tutti giudici del World’s Best Presentation Contest di Slideshare.com – ha pubblicato Slide:ology. Secondo quanto scrive l’autorevole Luisa Carrada, il saggio della Duarte sembra sì il nuovo il trattato di fondazione di una nuova ideologia della presentazione, ma promette anche indicazioni di sano pragmatismo americano (Duarte design ha curato la presentazione del documentario An Inconvenient Truth di Al Gore):
“Lo spartiacque tra un documento e una slide, scrive l’autrice, è il numero di parole: se ce ne sono più di 75 è un documento e il contenuto va scritto e diffuso in un comodissimo formato A4 (o si ascolta o si legge, non c’è la via di mezzo); se ce ne sono 50, la slide è una scaletta-reminder per l’oratore; se ce ne sono meno di 50, ci sono buone probabilità che il pubblico sia conquistato dall’equilibrio tra parole e immagini e dall’emozione che ne scaturisce” (Luisa Carrada, Il blog del Mestiere di Scrivere).
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