Where the streets have no car è il formidabile titolo con cui il WSJ ha descritto Summer Streets, la manifestazione in cui mi sono imbattuto sabato: 7 miglia riservate a runner e biciclette dal Ponte di Brooklyn, su per tutta Park Avenue, fino a Grand Central Station e al Central Park. La svolta salutista degli Usa passa anche per queste scenografiche esibizioni. La partecipazione è davvero impressionante, e anche gli eventi di contorno (musica, sessioni di fitness…) sono molto seguiti. Davvero eccezionale l’entrata sul tratto sopraelevato di Park Avenue che passa attorno a Grand Central Station.
E notevole anche il claim di Equinox, catena di palestre che sponsorizza l’evento insieme a tante altre organizzazioni. Non è più questione di fare ginnastica, di fare sport. L’attività fisica deve essere considerata parte integrante di una vita normale. E scriverlo su una piacevole bottiglietta d’acqua distribuita gratuitamente sotto il sole – cocente anche per un semplice viandante, non solo per podisti e ciclisti – è stata davvero un’idea sticky.
Sulla 42esima, fra la Quinta e Avenue of the Americas, Bryant Park è un vero giardino per lavoratori in pausa pranzo o in dopo lavoro e per i turisti di Mid-Town. Il parco è dominato dal grande prato rettangolare centrale, dove i lunedì sera d’estate ci si siede come ad un concerto rock per guardare qualche vecchio film offerto dal Bryant Park Film Festival della HBO. Io ho visto Kramer vs. Kramer e il pubblico ha esultato quando il povero Dustin Hoffman ha ritrovato lavoro.
Coney Island nasce per questo scopo nel 1867 e per questo scopo sopravvive ancora oggi. L’atmosfera non è priva di un fascino trasandato, con punte di vero kitsch. Incredibile è lo “Shoot the freak”: subito a destra del famoso Nathan’s (che ogni 4 luglio organizza una delle più importanti gare per mangiatori hot dog), la serie di colorate baracche traboccanti di hamburger, frankfurter, pizze e frullati si interrompe per dar spazio ad un tiro al bersaglio umano. In una sorta di sterrato accidentato (praticamente una piccola discarica) uno o più ragazzini di colore fanno da prede, mentre il cliente può sparare loro dall’alto con un fucile a vernice. Completa il quadro il gestore della caccia all’uomo, che con microfono e altoparlante invita i passanti a fermarsi, richiamandoli, e questo vale soprattutto per le signore, con espliciti apprezzamenti alle dimensioni di alcune parti del corpo.
Nel complesso la stazione balneare – con il caratteristico lungo mare in legno e la sterminata e affollatissima spiaggia – è affascinante, e offre uno spaccato di come si diverte la variegata e multietnica umanità che da sempre compone la classe operaia di New York City. Lontano della luci e dagli specchi di Manhattan, Coney Island aiuta, come in un romanzo di Tom Wolfe, a capire meglio una città così complessa, contraddittoria, ma sempre spettacolare.
A Central Park, dietro al Met, si può vedere anche questo. Non un cane, animale obbediente e sottomesso “per natura” e tradizione. Ma lui. Un bel micione nero, che, sotto lo sguardo vigile del padrone, è libero di annusare e brucare fra i sinuosi sentieri del cuore verde di NYC.